
Pensiero sul sisma ad Haiti - Scritto il 18 Gennaio 2010

L'altro giorno, un mio amico mi domandò: «perché sostieni che la vita è orribile?» ed io gli risposi: «perché? È facile scoprirlo, ma è difficile spiegarlo in parole. Se vuoi posso farti un esempio vicino per cominciare a pensarci: chiama alla mente le 200.000 vittime stimate per il sisma ad Haiti; ma non soffermarti ad immaginare gli orribili momenti che hanno preceduto la loro morte, bensì immagina coloro che ancora l'aspettano sotto le macerie o nel letto di un soccorso improvvisato; immagina coloro che, addolorati da ferite devastanti, sono pervasi dalla paura e dallo spaesamento; immagina la disperazione e il dolore di trovarsi senza un padre, una madre, un fratello, un figlio, un amico o un parente; e pensa infine a chi dovrà continuare vivere con tali fardelli: alcuni non sapranno più che farsene della vita, mentre altri ricominceranno a costruire; quel che è certo, è che entrambi meglio di me e di te, avranno capito quant'è orribile la vita».
Pensiero sui social-network e la tecnologia
(Ho messo l'immagine su consiglio di un mio amico, che dopo aver visitato questa pagina, mi disse che non ci aveva visto nulla perchè c'erano solo cose scritte...)

Perché i Social Network?
(1) riprendo il contatto con vecchi amici e conoscenti (magari lontani o non più incontrati);
(2) un ulteriore mezzo di comunicazione: può essere utile;
(3) un luogo dove condividere pensieri, appuntamenti, foto e video;
(4) un modo per conoscere gli amici dei miei amici;
(5) mi pubblicizzo (a scelta tra se stessi e la propria azienda)
(6) non si sa, tutti lo fanno, lo faccio anch'io;
(7) mi sento alla moda;
(8) un'opportunità per curiosare (in bene o in male) (e senza esser visti) nelle vite degli altri;
(9) I proprietari dei social-network vendono al mercato il trend words book con le statistiche delle parole più usate, malloppo che, insieme a molti altri, completa la documentazione necessaria della fase analitico-conoscitiva del processo di marketing; da questa, i manager di marketing interpretano ed estrapolano quali saranno le mode e i bisogni della prossima stagione, passando alla fase decisonale ed operativa di marketing, dove magicamente gli acquirenti si ritrovano sotto il naso una differenziazione e una quantità d'offerta più che puntuale e provvidenziale alla loro differenziazione e quantità di domanda;
Mi dispiace solo che in alcuni casi (ripeto in alcuni casi!), come accade sempre in ogni cosa non usata bene (o poco usabile intrinsecamente), si originino i seguenti effetti collaterali:
(1) amici e conoscenti, spesso i più grandicelli e meno pratici, impazziscono e rodono dietro ad account che smettono di funzionare inspiegabilmente;
(2) miei paesani e vicini di casa che sanno dove abito, continuano a cercarmi su facebook invece che al citofono;
(2 bis) Mi arrivano certe email con oggetto "Promemoria: Tizio ti ha invitato ad iscriverti a Facebook..." e contenuto: "Ciao Giuseppe, questa persona ti ha inviato una richiesta di amicizia su Facebook:" e accapo la foto del Tizio. Conoscendo il Tizio, che magari non mi ha molto in simpatia, anzi l'opposto, mi meraviglierebbe un invito del genere; in effetti, se l'amicizia non siamo riusciti a stabilirla nella realtà, l'alternativa protrebbe essere nel Network; mi dispiace (o mi fa ridere?) che a distanza di tempo l'unico cenno di persona lontana provenga da un automatismo elettronico. Automatismo che invia inviti o avvisi a tutti gli indirizzi della rubrica; anche a quelli di cui si sia perso realmente il contatto, o meglio, si sia persa l'amicizia; ciò mette in ridicolo noi stessi utilizzatori dei social network e la stessa comunicabilità del sistema, che più di chiarirci, ci nasconde. E a volte, rattrista.
(3) ci s'illude di conoscere tutti e non si conosce nessuno;
(4) passate 4 ore attive al giorno forse si è deciso di abitare su Internet e non più nel mondo;
(5) dipendenza: nella più semplice, si soffre a star un solo giorno senza poter dare un'occhiatina alla rete (quanti clienti vogliono riparato il pc in fretta e furia per poter rituffarsi); nella più grave... ... ... non riesco a scriverlo...
(6) confusione tra la propria identità e quella pubblicizzata nelle pagine; nei casi più gravi, le pagine diventano la propria identità! Questa diventa così proprietà degli "amici" o "fan" e se ne perde il controllo...
(6 bis) grandi "geni" si registrano col nome di un altro e si spacciano per lui, compiendo un furto d'identità;
(7) quante volte si verificano fraintendimenti ed equivoci nei miei dialoghi verbali, figuriamoci quando questi venissero in gran parte sostituiti da uno schermo;
(8) Tante foto, tanti video, tanti aforismi e tante cose già belle, fatte e pronte da condividere; ma poche parole, poche riflessioni, pochi pensieri farina del proprio sacco.
(9) dulcis in fundo: violazione della Privacy;
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Questi sono solo punte di un problema molto più vasto e che ne sta alla radice: troppa tecnologia a chi non è pronto ad usarla e a rapportarsi con essa; gli effetti sono catastrofici. Per gli anziani un gap insormontabile che li fa sentire esclusi dal mondo, vittime di un senso d'inettitudine nei confronti dei nuovi (più abili nelle diavolerie tecnologiche ma non per questo più intelligenti, anzi) e prime vittime delle innumerevoli truffe nascoste dietro ad ogni nuova “meraviglia tecnologica”; per noi che abbiamo conosciuto la tecnologia pari passo alla sua crescita, che a quanto pare, continua a crescere più velocemente delle nostre capacità di aggiornarci, cerchiamo di stargli dietro, inseguendo con tentazione la “moda tecnologica”; incapaci al contempo, di educare i giovanissimi a rapportarsi con essa (perché ancora siamo impegnati ad educare noi stessi e non sempre con successo). Ai giovanissimi la realtà tecnologica vi si rovescia con una violenza non compresa: nascono e crescono con le macchine, esse fanno parte della loro vita fin dall'inizio e non possono farne più a meno; e oggi più che mai, dove la tecnologia e sociale si mischiano in quelle strutture chiamate “Social Network”, i computer diventano uno strumento di comunicazione essenziale; non che ciò sia un male profondo, ma lo diventano prima ancora di capire cosa s'intenda per comunicazione, sia da parte nostra che dai piccoli, che si trovano soli in questa nuova realtà dai veloci mutamenti. Troppa tecnologia: disagio per gli anziani, circolo vizioso per giovani donne e uomini, isolamento per i piccoli.
L'unico rimedio sta nell'educazione alla tecnologia, compito di ha visto nascere e crescere questo fenomeno senza esserne stato inghiottito. Dove si può, bisogna rendersi conto se si stia forzando di far vivere un uomo non tecnologico in un'era dai caratteri tecnologici.
Pensiero di Capodanno
Se in questi ultimi mesi, dentro di voi, qualcosa è cambiato, allora il 2010 può essere un anno per metterlo a frutto; se invece, nulla è cambiato, in tale anno qualcosa può cambiare; in alternativa, si può continuare a macinare quello che si è sempre fatto, senza miglioramenti o peggioramenti, adagiati nelle abitudini e negli equilibri che incalanano le nostre azioni ma che non incalanano i nostri pensieri, se ancora ci sono. Ora, se quest'ultimi ci sono, cerchiamo di capire se abbiamo vissuto d'illusioni, se abbiamo fatto qualcosa che non ci appartiene, se abbiamo vissuto con l'errata convinzione che ogni cosa debba essere totalmente piacevole e non ammetta sacrifici, o viceversa, se si è fatto della propria vita solo sacrificio, rinunciando anche al più naturale dei bisogni come la gratificazione con se stessi.
L'augurio è di continuare a vivere, pienamente, ma con uno sguardo sul futuro: di certo non è dietro ad ipocrite abitudini o passeggere passioncelle che il futuro diviene meno minaccioso, anzi, proprio la paura di un futuro incerto ci spinge a prenderci tutto ciò che di piacevole offre il presente, ma anche, più delle volte, di più inutile.
Allora progettiamolo quest'immediato futuro, il 2010: anno di ricerca per chi ha bisogno di trovare, anno di cambiamento per chi ha bisogno di cambiare, anno di verifica per chi senta il bisogno di rivedere i passi compiuti.
Pensiero di Natale
Il Natale: momento d'intensa compravendita vestita di amore, bonarietà, o in loco, dalla figura del Bambinello, che, come al solito, si perde nel primo euro speso. Finite le feste ci si straccia le vesti, ma sotto non vi è più neanche la compravendita: i soldi sono finiti.
La vita finisce puntualmente, ma non riesco a vedere la fine del pensiero umano.
Non posso avere garanzie che esso sia eterno, ma di certo vive e vivrà molto più di me.
Il pensiero, tradotto per mezzo di segni, sopravvive a lungo. (1)
La scrittura ci permette di risvegliare una nostra idea nella mente di un'altra persona.
L'altra persona è un nostro contemporaneo? Oppure sarà qualcuno che vivrà tra 1000 anni?
Fermati un attimo.
Pensa a quante idee hanno lasciato i nostri predecessori distanti millenni o secoli.
Per quando longeve, queste le idee si risvegliano ugualmente dentro la nostra mente.
Forse proviamo le stesse sensazioni del nostro antenato di secoli fa.
Dico forse, perchè ogni giorno disponiamo di una raccolta di pensieri sempre più vasta.
E spesso non c'è un ordine preciso nell'idee che incontriamo durante la vita.
In questa sequenza d'incontri (crescita) notiamo che non tutte le idee vanno d'accordo.
Un intero modo di pensare può finire in frantumi dopo avere incontrato un'altra idea più corretta e adeguata. *
Il nostro modo di vivere influenza non poco la visione di idee passate. Per questo è difficile risvegliarle con fedeltà.
Rielaborando passato e presente, produciamo le nostre idee.
Le utilizziamo nella nostra vita. Ogni giorno.
Ci sono idee semplici e idee molto complesse.
Ci sono idee semplici ma essenziali e idee complesse ma superflue.
Ci sono idee complesse ma molto utili e costruttive.
Tutti utilizzano idee.
Non tutti ne producono.
Non tutti ne producono di nuove.
Non tutti scrivono qualcosa di nuovo. (2)
C'è chi ritiene la propria idea degna di essere messa per iscritto.
Magari lo è veramente.
Non tutte le grandi menti hanno potuto scrivere. (3)
I fortunati che hanno potuto, hanno lasciato opere di grandissimo valore.
Riteniamoci noi "i fortunati" se queste opere sono giunte fino a noi.
La trasmissione delle conoscenze è una carta vincente per l'umanità, ne abbiamo le prove. (4)
Ignorare la storia e con essa la storia del pensiero è una perdita per l'umanità, ne abbiamo le prove. (5)
Nessuno legge più, ne abbiamo le prove. (6)
Si, è vero che oggi disponiamo di una quantità d'informazioni immensa e quasi non si sa da dove cominciare.
Ogni anno vengono pubblicate migliaia e migliaia di pagine.
Con tristezza è ormai certo che non basterebbe una vita intera a leggere tutto.
E non possiamo trascorrere l'intera vita a leggere il più possibile, sarebbe assurdo: perderemmo di vista la vita stessa in tale tentativo.
Ormai siamo nell'epoca delle specializzazioni.
Non esiste l'uomo che sa tutto.
Può esistere l'uomo che sa tutto di un certo argomento.
Durante la crescita scopriamo le nostre vocazioni, scopriamo cosa ci piace e cosa non ci piace.
Non sempre le scopriamo. C'è qualcosa che ci ostacola.
Avverto che la trasmissione delle idee e delle conoscenze non avviene sempre come dovrebbe.
Ripeto che oggi disponiamo di una quantità d'informazioni immensa.
Ripeto che ci sono idee essenziali ed idee superflue.
Potrei dire anche che ci sono idee buone ed idee cattive.
Potrei precisare che ci sono idee cattive spacciate per buone.
Di seguito idee buone spacciate per cattive.
Il problema non è assimilare le idee cattive.
Il problema è assimilare solo quelle, senza l'opportunità di conoscere altro.
Ma sarebbe grave anche l'opportunità di conoscere solo quelle buone.
L'autentica conoscenza di uomo è il frutto di una scelta tra idee differenti.
Se l'educazione che ci è stata data è avvenuta tenendoci nascosto qualcosa d'importante,
Se ciò che è stato insegnato è stato filtrato, facendo passare certe idee ma non altre,
Allora questo si chiama lavaggio del cervello. (nota)
Facciamo un salto nel passato.
Durante il periodo dei totalitarismi era essenziale censurare (non di rado eliminare fisicamente) tutto ciò che si scostava minimamente dall'ideologia del partito. (7)
Tra chi c'era alla recita, non tutti sapevano di essere attori. (8)
Sfogliamo quelle pagine di storia con compassione per chi fu, ma alla fine chiudiamo il libro sicuri che è qualcosa di lontano e distante. (9)
Dopodiché, ignari, ritorniamo nel palcoscenico del nostro tempo, a far parte della più sofisticata recita mai realizzata.
Siamo molto bravi a recitare di essere liberi.
Credo che "libertà" sia la parola meno capita del mondo.
Forse non è possible capire la libertà, perchè la libertà è qualcosa che si sente primaditutto. (10)
O ci si sente liberi o no. Capire o non capire di esserlo è un altro stadio più distante (Molto)
Ognuno ha un proprio senso di libertà.
Ciò che per me è espressione di libertà, per l'altro potrebbe essere oppressione.
Ciò che per me è un'oppressione, per l'altro potrebbe essere libertà autentica.
Quando ci viene data l'opportunità di fare ciò che che piace, allora ci sentiamo liberi.
Osserviamo le nuove generazioni, compresa la mia.
Impegnati a cercarne sempre di più, non ce ne rendiamo conto, ma disponiamo di una libertà invidiabile.
I nostri genitori, quand'erano adolescenti, potevano solo sognare le libertà di cui oggi usufruiamo.
I nonni, da adolescenti, potevano solo sognare le libertà di cui hanno usufruito i nostri genitori.
Per transitività, per i nostri nonni le nostre vite sono fantascienza pura.
Possono proclamare crisi, stragi e guerre, ma sotto l'ala paterna e materna, nulla si sente.**
Agli occhi del passato, quindi, siamo una generazione ricca di libertà e spensieratezze, non solo, siamo pieni di cose, diavolerie tecnologiche, comodità mai esistite.
Ma raramente ci preoccupiamo di cosa già abbiamo (figuriamoci di cosa hanno avuto i nostri), anzi guardiamo sempre ciò che non abbiamo e non siamo mai contenti. (11)
Se c'è un peccato capitale mai proclamato, quel peccato è l'inconsapevolezza. Ed è il più autentico e grave "peccato" che ci possa essere.
Agisce quieto e silenzioso, è invisibile, contagioso, ma soprattutto, chi n'è affetto non lo sa. (12)
In una società di massa, dove agli occhi di tutti stanno ben i vista i diritti umani, nessuno può liberamente ed esplicitamente attentare le libertà altrui. (13)
Ma i più furbi si adattano ai tempi e continuano ad attentare la libertà altrui ricorrendo a strumenti spaventosamente impliciti ed efficaci.
Ma cosa c'è di più implicito ed efficace dell'inconsapevolezza? Ce l'insegnano fin da piccoli. (14)
Durante la crescita roteiamo in un turbine immenso d'idee e siamo confusi: tutto è vero e tutto è falso. Il luogo dove trovare la verità resta un mistero.
E' il momento in cui ci scontriamo con l'ultima domanda filosofica della nostra vita: Come dovrebbe vivere l'uomo?
Di fronte a un quesito che sembra impossibile e ulteriormente complicato da innumerevoli idee a riguardo, siamo spinti a rimandare il problema in un secondo momento.
Quindi cresciamo confusi ma al contempo invidiabilmente liberi.
Così anche se si perde di vista la scelta e maturazione delle nostre idee, viene a consolarci la nostra grande libertà, grande al punto da accecarci totalmente.
Impegnati a sfruttare appieno i nostri spazi (anche perchè non ci bastano mai) il problema di ricercare un Come non è più rimandato, bensì cessa di esistere dentro di noi.
Ma allora, come è possibile essere così liberi senza aver prima trovato una risposta alla domanda Come si dovrebbe esser liberi?
La risposta è semplice, le libertà che esercitiamo non sono le nostre.
Spesso ci uniformiamo.
Ci facciamo inquadrare.
Il coro canta che le libertà sono queste: alfa, beta, gamma. E anche noi iniziamo a cantarle, senza preoccuparci di verificarlo: ci basta un coro numeroso per fidarci.
Una maggioranza non può darci verità e certezze.
E anche quando in cuor nostro non ci sentiamo affatto liberi, spesso la forza d'animo non è sufficente a mettere in discussione queste alfa, beta, gamma. Abbiamo paura di questa maggioranza. Abbiamo paura di essere esclusi.
Spesso il bisogno di essere accettati e il desiderio di essere amati ci fa percorrere strade che non sono nostre.
Evitiamo che l'esterno costruisca interamente nostra identità. Ci sono delle fondamenta che dobbiamo mettere su noi.
Dobbiamo imparare ad essere noi stessi, completamente.
Ognuno di noi ha un dono che è la capacità di pensare e rielaborare i pensieri, ma la cosa ancor più preziosa è il nostro ed unico modo di pensarli e interiorizzarli. (15)
Dobbiamo pensare con la nostra testa. Non dobbiamo sostituire il nostro modo di pensare con quello che troviamo scritto in un libro o con quello che vi è scritto qua.
Leggere libri non deve cancellare la propria identità di pensatore per far posto a sterili frasi fatte. Leggere libri è un confronto con altri uomini del mondo e di altre epoche. Tra confrontarmi e sostiturmi c'è una grande differenza.
E allora confrontiamoci con il mondo, ma senza fare conclusioni affrettare e premature: prima preoccupiamoci di conoscerlo bene.
Stuzzichiamo i genitori, i professori, i catechisti, i preti, gli animatori, i psicologi, gli scienziati, gli amici: non stanchiamoci mai di fare e farci domande!
Ci sarà qualcuno che oltre ad avere "ruolo" avrà un'altra caratteristica importante: è un vero amico, quindi un tesoro, o meglio, una miniera.
Quasi tutti, prima o poi, conoscono almeno una persona che sarà determinante nelle scelte della propria vita.
Queste sono le nostre miniere dove raccogliamo le nostre pepite e diamanti.
Ma cosa sono queste pepite se non pensieri e idee? (16)
Un giorno l'umanità scomparirà, ma le idee possono sopravvivere.
Prima della fine, qualcuno avrà il buon senso d'imbarcare tutto lo scibile umano su una o più navicelle e di lanciarle nello spazio cosmico.
Anche se l'umanità non ci sarà più, esiste la possibilità che qualcuno raccolga il nostro tesoro e che ne usufruisca.
Per questo non vedo la fine del pensiero umano, che poi è il pensiero dell'universo, luogo che ha preso coscienza di sè per mezzo della vita.
Ma una visone così estesa è fin troppo per noi uomini, che immersi nei nostri traffici, non riusciamo a far usufruire del nostro tesoro nemmeno ai nostri giovani e i nostri piccoli.
Questo è il mio pensiero di partenza.
Note su "Pensiero di partenza" - Torna su
Anche se non semanticamente e praticamente corretto, ho utilizzato la parola "Idea" come sinonimo di "Pensiero", "Concetto", "Sentimento". Andando oltre, per "Idea" potrei intendere anche un saggio, un romanzo o un film intero. In breve battezzo per "Idea" qualunque prodotto della mente umana.
Mi scuso per la densità di ogni frase, in realtà per ogni verso è possibile scrivere un tema (cosa che prima o poi farò) per chiarimenti o delucidazioni contattatemi.
* ma non bisogna eliminare totalmente il vecchio modo di pensare per fare posto al nuovo, ma conservarlo per migliorare ancor di più il nuovo e i successivi: in breve, meglio tenere una traccia del proprio percorso.
** o per cause spiacevoli o per un genitore incapace di aprirle o usarle, queste ali non sono sempre presenti. Chi cresce senza la sicurezza e la protezione dei genitori oppure con una protezione troppo soffocante, rischia un vuoto interiore, che se ben autogestito può comunque formare un adulto forte e sicuro (e con le idee chiare), mentre in altri casi può generare un'atrofizzazione della personalità e nel caso peggiore l'autodistruzione. Ovviamente secondo me è impensabile fare uno schema generale di tale problematica, perchè ogni problema, o meglio, ogni testa è unica e singolare (riprenderò questo discorso in seguito).
Nota importante: ho scritto lavaggio del cervello, anche se in realtà dovrei scrivere plagio mentale. Nel lavaggio del cervello, le vittime sanno perfettamente chi è il loro nemico e quali sono le tecniche di condizionamento attuate contro di loro. Diversamente, il plagio mentate messo in atto dalla società è un'arma altrettanto lesiva ma intangibile e raffinata: le vittime, infatti, non riconoscono il loro nemico poiché questo si presenta come il suo migliore amico, promettendogli il suo aiuto nella ricerca e nel conseguimento del benessere e della verità.
Mi scuso anticipatamente se faccio spesso riferimenti matematici, pultroppo è una deformazione personale.
--> ecco il primo lavaggio del cervelloSulle catene
Un esempio lampante della nostra incapacità di pensare è data dalla facilità con cui inoltriamo le catene come il famoso “precetto cinese” oppure di quelle mail che parlano di amore e di amicizia con una semplicità e un'ingenuità immensa, nascoste da una bella presenza e da una dolce colonna sonora. Spesso ci facciamo ammaliare da queste raccolte di aforismi, che poi non sono neanche di pugno di chi le ha scritte, ma sono solo riportate senza un'autentica rielaborazione; il ché fa pensare che colui che le ha copiate e incollate, neanche le pensa con sincerità, ma gl'importa solo che la sua mail con le belle frasi già fatte faccia il giro del mondo. Ora giammai amore e amicizia possono ridursi a un idealismo astratto a cui rifarsi, neanche fossero pacchi di biscotti che possiamo acquistare tramite belle frasi del tipo: “IL DENARO PUÒ COMPRARE UN LIBRO, PERÒ NON LA CONOSCENZA” e continuano tutte così dicendoci che il denaro non può comprare una famiglia, il rispetto, l'amore, etc, in una forma di saggezza estrema ma che saggezza non è: alla fine sappiamo che il denaro non può comprare nessuna virtù, ma rimangono i dubbi principali: Come si fa ad avere un po' di conoscenza? Come di costruisce una famiglia? Cosa significa rispetto? E cos'è l'amore? Sappiamo che non è denaro né sesso, ma ancora non sappiamo cos'è l'amore. Le catene dei precetti, dell'amore e dell'amicizia non possono insegnarci nulla di ciò che promettono, perché se alla fine ci avvertono: “NON CAMBIARE NULLA DEL TESTO CHE TI È STATO INVIATO, COPIALO ESATTAMENTE COME TE LO ABBIAMO DATO” allora qualcosa ci sta invitando a prendere per buono tutto ciò che è scritto, un'invito a non rifletterci su, a non pensare, perché qualcuno l'ha già fatto per noi. Quale errore più grande, se pensiamo che virtù come l'amore, l'amicizia e il rispetto possono nascere dentro di noi senza prima costruirle! Ma noi, come platonici incalliti, continuiamo ad'inoltrare sentimenti confezionati, merce pronta per coloro che sentimenti non riescono a pensare e individuare. (Infatti spesso facciamo gli amici per una certa buona regola e non perché lo crediamo veramente.)
Sui regali di gruppo
Sui regali: le raccolte di denaro fanno risparmiare soldi e tempo, ma distruggono la creatività e il messaggio individuale che ognuno potrebbe rispecchiare tramite il dono. Invece il “regalo di gruppo”, che quasi mai è scelto democraticamente da tutti ma viene proposto dal leader di turno, diventa solo una merce con allegato il solito biglietto di auguri, con una frase già fatta, come se qualcosa c'invitasse a non sforzarci di pensarne una noi. Perché oltre ai regali, anche i pensieri sono diventati una merce. E noi, che prima eravamo persone, siamo diventati solo pagatori tutti uguali e conformati, come se fossimo delle banconote da cinque euro, incapaci di scegliere e di scrivere qualcosa di nostro.
Forse il pensiero che preme di più è risparmiare soldi, alla fine. Smettiamola con la baggianata che è meglio un regalo grande che tanti regali piccoli, vorrei vedere quale regalo piccolo troveremmo se spendessimo cinque o dieci euro. La verità è che nascondiamo con abiltità la volontà di spendere poco (e spendere zero creatività, perchè dove non riusciamo a spendere creatività spendiamo con il denaro) con unico regalo mediamente più costoso, che secondo me è peggio di più regali anche più piccoli ma vari.
In riferimento a qualunque dono, una volta si diceva: vale solo il pensiero. Però visto che oggi tutto questo pensiero non c'è, da oggi si dirà: vale solo il mio pensiero economico.